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Sapori e Tradizioni

PDF   | Stampa |  Venerdì 29 Gennaio 2010 19:05

Mela lappeddaLA MELA "LAPPEDDA"

Nel nostro territorio ancora resiste, tra varie difficoltà, una qualità di mela col nome tradizionale di "Lappedda". E' maggiormente presente nella contrada "Carraosco", vallata lontana dalle zone marine e con un altimetria di circa 200 m.s.l. Su tutto il territorio il numero delle piante è in forte regresso sia a causa dell'abbandono dell'attività agricola, che per la destinazione delle superfici ad essa destinate alla più redditizia coltura degli agrumi, che a partire dagli anni 60 ha sostituito la tradizionale mela "Lappedda".

La fioritura avviene entro la metà del mese di aprile, con una colorazione dei petali rosa pallido e di media grandezza.
Il frutto, invece, si presenta con forma schiacciata e di diametro medio di circa 6 cm ed altezza 3 cm. Il colore a maturazione completa è giallo. La raccolta viene effettuata dopo il 10 ottobre allorché il frutto ha una colorazione verde pallido e la maturazione viene fatta continuare in casa. Le migliori caratteristiche organolettiche del frutto si hanno dal momento della raccolta fino alla maturazione completa, quando, raggiunto il colore giallo intenso perdono l'equilibrata sapidità.
La polpa è molto consistente e succosa con buccia sottile e lucida. Il peso medio dei frutti è di circa 60 grammi.

 
 
 
 
pomodori roccaloriPOMODORI ROCCALORI (a scocca)

Si tratta di un pomodoro dalla coltivazione senza acqua, che gli conferisce un gusto dolcissimo e la peculiarità di conservarsi a lungo con una tecnica particolare, infatti appena raccolto con tutto il gambo vengono legati l’uno all'altro con dello spago e dopo appesi nelle cantine delle case (catoi). Con questo sistema si riesce a conservarli per un periodo di tempo di circa sette mesi. Vengono molto usati, in paese ma non solo, nella preparazione di alcuni piatti tipici (pescestocco a ghiotta, arrostito etc.)


 

 

 
melanzanaSAGRA DELLA MELANZANA

La melanzana è un prodotto importato dall'oriente è coltivato nel nostro paese. Ogni anno, sin dall’agosto del 1997 nella Frazione San Pier Marina, viene organizzata questa manifestazione popolare, che si propone di dare il giusto rilievo all’attività contadina del nostro territorio, e che ha contribuito allo sviluppo del tessuto economico e sociale del nostro comprensorio.La sagra della melanzana vuole essere anche un occasione per soffermarci a riflettere sull’importanza fondamentale di chi coltiva la terra con amore e di evidenziare la realtà che ci circonda, cioè quella di origine contadina di cui è doveroso, oltre che piacevole, valorizzarne le tradizioni.Oltretutto, è senza ombra di dubbio uno degli eventi estivi di forte richiamo culturale-turistico che caratterizza il nostro paese, gli va dunque attribuito il giusto riconoscimento per il ruolo che svolge, anche perchè offre a tutti coloro che vi siaccostano una serata all’insegna dell’allegria e del divertimento.

 

 

 

 

 
 
biscottoSAGRA DEL BISCOTTO

Da oltre venti anni a San Pier Niceto si svolge la sagra del biscotto “Sampiroto”. La storia del biscotto affonda le sue radici agli inizi del novecento.
Una famiglia sampietrese, la famiglia Visalli, spinta dal bisogno di creare un biscotto tipico del paese iniziò a preparare un impasto con ingredienti unici: finocchio selvatico, anice e sesamo. L’impasto ottenuto richiedeva una lunga lavorazione dopodiché si procedeva con la cottura effettuata in due fasi.
Dopo la famiglia Visalli, tutte le massaie di San Pier Niceto incominciarono a preparare questo biscotto tramandando la ricetta da madre in figlia.

Ogni anno nella prima quindicina di Agosto si svolge questa magnifica manifestazione durante la quale vengono si possono assaggiare i gustosi biscotti - morbidi o duri - insieme alla granita al limone di produzione dei bar locali. Tutto ciò costituisce un tassello importante per l’economia ed il turismo del paese, proprio perché richiama persone da ogni provincia della Sicilia.

 

 

Il Territorio

PDF   | Stampa |  Venerdì 29 Gennaio 2010 19:04

Panorama paese 1                     Il paese di San Pier Niceto ha un superficie totale di Ha 3.630, si suddivide in quattro zone: litoranea, fiancheggiante il torrente Niceto, collinare, montana. Tra queste, la più progredita dal punto di vista agrario è la zona fiancheggiante il torrente, grazie anche alla consistenza del terreno formato da argilla, silice, calcare e materie oceaniche ed al fatto che è molto più facile irrigarla. Le altre zone non sono molto fertili, nella zona litoranea il terreno è molto sabbioso, mentre in quella collinare è molto argilloso.

 

 

 

 

 

 

 Panorama Milazzo

 FRAZIONI:

San Pier Marina - San Biagio (Ponte Muto) S.S. 113
Mendoliere (direzione Condrò)
Serro ( S.P. 62 a circa 1,9 Km. dalla S.S. 113)
Zifronte ( S.P. 62 a circa 3,0 Km. dalla S.S. 113)
Pirrera ( S.P. 62 a circa 3,5 Km. dalla S.S. 113)

 

Storia

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Costume tipico 

 

 

 

 

 

 

 

(COSTUME DEL XXVIII sec. - DONNA DI SAN PIER NICETO)

San Pier Niceto, un paesino agricolo della prov. di Messina, sorge su una collina, e confina con i Comuni di: Monforte S. Giorgio, Santa Lucia del Mela, Gualtieri Sicaminò, Condrò e Pace del Mela e si estende a Nord sino al Mar Tirreno.
Originariamente, il paese si chiamava San Pier Monforte, poiché frazione di Monforte San Giorgio, da cui dipendeva economicamente e giuridicamente. Il 17 Marzo 1861, il paese si staccò dal comune di Monforte S. Giorgio e sempre sotto la vecchia dominazione, formò un comune autonomo. Successivamente, con il R.D. del 5 gennaio 1875, cambiò il nome in San Pier Niceto.
Circa l’etimologia del nome, diverse sono le interpretazioni, dovute al fatto che non esistono documenti, probabilmente distrutti col terremoto del 1908 di Messina, attestanti la derivazione esatta del termine “Niceto”.
Secondo una corrente molto diffusa, esso deriverebbe da San Pier (in quanto San Pietro è il Santo patrono del paese) e da Niceto (vocabolo derivante dal greco, che significa “Vittoria” ) per una battaglia svoltasi nel torrente tra Cristiani e Saraceni e vinta dai primi.
Secondo un’altra corrente, invece, il vocabolo “Niceto” deriverebbe dal nome di un frutto di un albero, una volta molto diffuso: il nocciolo, in dialetto “nucidda”.
Il territorio dell’attuale San Pier Niceto era infatti un fiorente bosco di oleastri, lecci, cipressi, cedri, castagni e soprattutto noccioli. Questo nome è molto recente e risale al 1873. Molto probabilmente , il paese sorse tra il IX ed il X sec. d.c. ad opera dei Saraceni, che costruirono le prime case in contrada Porticelli (così chiamata da una cava di pietra esistente nei secoli scorsi).
In seguito, da questa contrada si sono trasferiti nelle zone "Gallo" e "Quattrofacce" (dove ancora oggi esiste un arco detto “dei Saraceni”) in quanto queste zone erano nascoste alla vista dei pirati provenienti dal mare.
Gli abitanti della contrada Gallo, data la loro attività commerciale, eressero un emblema raffigurante un gallo con la metà sottostante del blasone circondata da un nastro a cui vi è attaccato per il ventre un porcellino. Esso si trova al teatrino comunale, disegnato dal Prof. Jacino.
San Pier Niceto sentì molto l’influsso delle dominazioni che si succedettero in Sicilia: Normanni, Svevi, Francesi, Aragonesi ecc… e questo lo si deduce dai costumi, dal folklore e da alcuni vocaboli dialettali.
Nel 1628, San Pier Niceto prese il titolo di Contea: infatti nel 1628 Filippo IV concesse il titolo di Conte di San Pier Niceto a Giuseppe Moncada Saccano, primo Principe di Monforte e diede ai discendenti il diritto di sedere al 25° posto del Parlamento.
I Principi Moncada amministrarono il Ducato per circa due secoli e decaddero con la conquista della Sicilia da parte di Garibaldi.
I Principi Moncada abitavano nell’attuale via San Francesco, dove si può ancora vedere lo stemma Principesco ed il carcere sotterraneo.
Si raccontano numerose leggende legate alla proverbiale crudeltà e cupidigia dei Moncada; si narra infatti, che il Principe, osservando dalle finestre del suo Palazzo, le donne che andavano a prendere l’acqua al fiume, si divertiva a sparare sulle loro “cottare” (brocche in terracotta per l’acqua) per il gusto di vederle bagnate, regalava poi il denaro necessario per comprarne altre.
Si racconta anche, che quando qualcuno si sposava, il Principe aveva il “diritto alla prima notte”: la sposa doveva trascorrere la prima notte di matrimonio in casa del principe.
Nonostante tutto, il paese assunse la fisionomia odierna proprio sotto la loro Signoria. Tra il XVII ed il XVIII sec sorsero i conventi dei Carmelitani e dei Paolotti e furono costruite la maggior parte delle chiese.
Molti Sanpietresi fecero parte dell’esercito Garibaldino quando sbarcò in Sicilia e si distinsero per la volontà, specialmente nella battaglia di Milazzo, ed in premio ricevettero terre e case, che appartenevano ai Principi Moncada........